L’esperienza di Veronica Prampolini, scrittrice e volontaria Ape

La mia endometriosi si è manifestata quando avevo 34 anni; era un’endometriosi asintomatica, quindi non ho mai avuto dolori né sintomi che facessero pensare a possibili problemi di salute. La mia adolescenza, quindi, è stata molto normale e tranquilla, non condizionata in alcun modo dalla malattia.

Alle ragazze che oggi affrontano l’endometriosi, il consiglio che mi sento di dare è lo stesso di una decina di anni fa, quando ero in prima linea come volontaria Ape e cercavo di fare informazione corretta tramite il mio blog o con le presentazioni dei miei libri: è fondamentale rivolgersi a centri specializzati in endometriosi poiché sono forniti di un’equipe multidisciplinare che può affrontare al bisogno emergenze chirurgiche dedicate.

La malattia infatti va affrontata farmacologicamente e chirurgicamente solo se indispensabile.  Anche se i centri specializzati sono pochi, e non ne troviamo uno sotto casa, vale la pena fare qualche chilometro per raggiungere il più vicino, perché fa davvero la differenza. La nostra salute non merita pressapochismo e superficialità, il rischio è di sottoporsi a una serie di interventi inutili che non fanno che aggiungere problemi e peggiorare una condizione già complicata e compromessa.

Il mio primo libro “Canto XXXV Inferno – Donne affette da Endometriosi” è nato per caso, inizialmente in forma privata, per sfogo e compagnia, poiché stavo affrontando in quei giorni il mio primo tentativo di fecondazione assistita all’estero e l’attesa per quell’eventuale POSITIVO, era snervante.
Il mio secondo libro “CondividEndo – Lacrime e sorrisi nell’endometriosi” nasce invece dal desiderio di dare voce a tante donne che, come me, affrontavano la malattia e desideravano farla conoscere in tutte le sfumature quotidiane.

Scrivere per me è stata terapia. Potevo dare un inizio e una fine a momenti difficili. Raccontare e organizzare tutto in capitoli mi è stato davvero di aiuto per non restare nell’oblio della pena, della rabbia, dell’incertezza del futuro.
Con i miei libri spero di aver dato il mio contributo per far conoscere maggiormente la malattia, per far sentire le donne più comprese e per avvicinarle all’APE, associazione di pazienti, a sostegno delle donne affette da endometriosi e motore di informazione e formazione per pazienti e medici.

All’Ape vanno i miei ringraziamenti più grandi, la mia riconoscenza e stima per l’importante lavoro che da 15 anni svolgono quotidianamente  nel sostenere donne piegate e spaventate dalla malattia.
Oggi sono una mamma affidataria, cresco bambini non miei, apro loro la porta della mia casa e del mio cuore. Se non avessi avuto l’endometriosi forse la mia strada sarebbe stata un’altra e non sono sicura che mi avrebbe resa così tanto felice come sono ora.
Auguro a tutte voi che leggete di trovare la vostra ragione di vita: non nascondetevi dietro la malattia, non è il vostro biglietto da visita. Siate tutto quello che eravate quando non sapevate di ospitarla. Ripartite da lì con tanta grinta e forza. So che sarete in grado di ritrovarvi.

Cri

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