Mi sono appassionata alla pallavolo da molto piccola, quando avevo soltanto 7 anni, guardando i cartoni animati! Sono partita dal mini-volley e poi non ho più mollato per ben 30 anni! Dall’Omegna Pallavolo sono salita di livello fino ad uno stage in nazionale. Da lì è iniziata la mia carriera da vera pallavolista. Dal 1999, quindi, ho cominciato a spostarmi qua e là: da Busto Arsizio a Ravenna, poi a Bergamo, che è diventata la mia seconda casa, fino ad arrivare ad Istanbul e poi Casal Maggiore. In Nazionale ci sono rimasta per più di 20 anni.

Quando mi trovavo in Giappone per i Mondiali, anno 2010, ero con le mie compagne di squadra e tra uno scherzo e l’altro ho affermato di volermi rifare il seno. Quando ci siamo messe davanti allo specchio ho visto sul mio una specie di buccia d’arancia, come succede con la cellulite, no? La pelle era raggrinzita e ho sentito un nocciolino duro al tatto. In quel momento ero lontana da casa per i mondiali, perciò ho voluto non pensarci, ma appena sono tornata in Italia la diagnosi è stata chiarissima: tumore al seno. Fortunatamente è stato preso in tempo, ho fatto un’operazione, radioterapia e cure ormonali, ma non ho dovuto interrompere a lungo gli allenamenti.

Sono tornata in palestra davvero prestissimo perché mi faceva bene mentalmente. Se a dicembre ho fatto l’operazione, a febbraio ero già di nuovo in campo! L’ho fatto perché la pallavolo è per me fondamentale. Sono convinta che si possa continuare a fare ciò che si ama nonostante le malattie che possono sopraggiungere.

La parte più difficile di una malattia è senza dubbio il momento in cui ti dicono che ce l’hai, senza mezze misure. Io ho avuto un vero crollo, ho pensato che fosse tutto finito. Invece, l’operazione è andata bene e ho potuto tornare in campo molto prima di quanto potessi immaginare. Detto sinceramente, nemmeno le terapie sono una passeggiata. Il corpo e la testa cambiano e si ha paura.

Credo che, per evitare di arrivare troppo tardi, sia importantissimo osservarsi il più possibile e vivere la prevenzione in modo sereno. Aiuta davvero. Se poi la malattia ci colpisce, allora non bisogna lasciarsi schiacciare dalla paura né dal crollo emotivo. E’ normale che ci sia, ma non deve vincere. Personalmente, mi sono attaccata a ciò che avevo, lo sport e la famiglia, ma ognuno ha le proprie passioni, giusto, #apine? Ci sono le cure, bisogna affrontarle con grande spirito, o come dite voi, con tantissimo #girlpower!

Cri

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