Era considerato normale che il mestruo fosse doloroso e che la pillola fosse l’unica cura contro l’emorragia. Il dolore causato dal ciclo mi limitava, arrivava a durare fino a 20 giorni consecutivi. Avevo paura di sporcarmi quando ero fuori casa ed ero spesso molto stanca. I miei genitori sono stati molto attenti, non potevano tollerare che stessi sempre così male. Tra l’altro ho una sorella gemella, ma lei non ha mai avuto nessun problema.

Nel 1999, ricordo di avere avuto i primi dolori durante i rapporti sessuali, in effetti la mia prima volta è stata davvero catastrofica. Tutte le ginecologhe, donne tra l’altro, mi hanno dato una strana risposta, mi dicevano che evidentemente i miei compagni erano “dotati” e che probabilmente ero soltanto stressata. Nel 2006, ho avuto il crollo definitivo, nel senso che ho cominciato a soffrire anche fuori dal periodo del ciclo. Da quel momento in poi è cominciato un vero e proprio pellegrinaggio tra dottori, fino a quando sono stata operata per endometriosi.

Mi sono state tolte quasi tutte le ovaie e, con poca attenzione, mi è stato detto “Non potrai più avere figli”.

È in quel momento che ho avuto il vero crollo psicologico. Era fin da quando avevo 8 anni che il mio desiderio più grande sarebbe stato diventare mamma.

Un giorno, poi, ho incontrato un dottore, mi sono sottoposta a un altro intervento importante e ho cominciato a stare bene. Ancora ci sono giorni belli e altri meno, ma faccio tante cose. E ricordo felicemente quando ho cominciato ad avere delle perdite da ciclo normali senza sentire dolore: ero convinta si trattasse di un’altra emorragia, invece no. Il dottore mi ha detto: “Non è normale il dolore, questa è la tua normalità”.

Mi sono avvicinata all’Associazione APE casualmente. Un giorno cercando un libro, mi sono imbattuta in quello di Veronica Prampolini, che racconta dell’endometriosi. È lei che mi ha avvicinata ad APE, di cui ora sono parte del consiglio. Prima di conoscere la malattia vivevo tutto come se fossi io ad essere sbagliata ed era un grosso problema rapportarmi con il genere maschile perché sentivo di non poter dare nulla come donna. Invece non è affatto così. L’esperienza in APE mi ha dato tantissimo, mi ha aperto un mondo! Qui non facciamo le cose per noi, la nostra strada l’abbiamo già fatta. Siamo qui per le donne di domani, perché non si sentano dire le brutte cose che abbiamo ascoltato noi tempo fa.

Consiglio a tutte le ragazze di amarsi sempre, di non sentirsi per nessun motivo sbagliate. Ognuno di noi è diverso in tutto, a modo proprio. Bisogna sempre parlare di quello che ci succede, mai decidere di tacere né vergognarsi della sofferenza che si prova.

Cri

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